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IL PORTO INTERNAZIONALE DI TRIESTE

Particolare attenzione va posta al progressivo degrado del Porto di Trieste, naturale e  potenziale fulcro dei traffici per una vasta area dell’Europa centrale ed orientale, dalla Rep. Ceca alla Baviera, l’Austria, la Slovacchia, l’Ungheria.


Gli studi svolti dal Governo Militare Alleato indicano che l’attività portuale è l’asse portante per losviluppo del territorio. Venne posto in evidenza l’opportunità di dotarsi  di una flotta mercantile con relativo Registro di Navigazione,  che consentirebbe un notevole sviluppo di nuove industrie e servizi.


Recentemente  invece,  nonostante  i  vantaggi  tariffari  legittimi  ed  applicabili,  è  stato  imposto  un aumento delle tariffe portuali, per rendere il porto di Trieste poco attraente rispetto alla portualità italiana. Lo spettro di una unificazione delle Autorità Portuali del nord Adriatico (Venezia capofila) è dietro l’angolo.


La  profondità  dei  fondali naturali  del  porto  di  Trieste, inesistenti  negli  altri  porti italiani  dell’Adriatico,  consente l’attracco  di  navi  oceaniche anche  di nuova generazione. Si preferisce investire fondi per il dragaggio  dei  porti  di Monfalcone  e  Porto  Nogaro anziché  ripristinare  i  fondali del  porto  di  Trieste,  lasciati insabbiare  per  incuria  nelle  aree  non  utilizzate.  La  figura  6  mostra  l’imponenza  delle  navi  che attraccavano in Porto Vecchio.


Attualmente le grosse navi portacontainer attraccano al Porto Nuovo di Trieste solo per alleggerirsi del  carico  allo  scopo  di  diminuire  la  loro  immersione  e  poter  così  raggiungere  gli  scali  di Capodistria/Koper  e  Fiume/Rijeka,  dove  sbarcano  la  rimanenza  del  carico.  L’assurda  ipotesi  di costruire  un  porto  artificiale  off-shore  al  largo  di  Venezia  è  l’ennesima  conferma  di  non  voler sfruttare le potenzialità del porto di Trieste.


Le  attuali  statistiche  pongono  il  Porto  di  Trieste  in  una  posizione  rispettabile,  inficiata  però dall’enorme traffico di oli minerali svolto dall’oleodotto transalpino (TAL) il cui bilancio e le imposte pagate sono difficili da rintracciare (nel 2013 sembra che siano state pagate tasse portuali pari a 5,5 milioni). Fino a prova contraria, è lecito pensare che ben poco delle somme incamerate dalle tasse pagate da TAL rimangano o vengano investite nel territorio di Trieste.


Il VULCANIA  in uscita dal Porto Internazionale di Trieste

A fianco l'imponenza delle navi che possono attraccare a Trieste, clic con il mouse per ingrandire


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